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Archive for ottobre 2010

Sisma, la 'ndrangheta all'Aquila

Per il gip del tribunale di Reggio Calabria la ‘ndrangheta ha messo gli occhi, e non solo, sulla ricostruzione dell’Aquila. Tra imprenditori aquilani alla ricerca di affari, prestanome e uomini del clan, sono finite in manette 33 persone in una mega-operazione che riguarda i clan Borghetto-Caridi-Zindato, decimati dalla Procura condotta da Giuseppe Pignatone e dalla Mobile di Renato Cortese, l’uomo che arrestò Bernardo Provenzano dopo 43 anni di latitanza, e Giovanni Strangio, oltre a scompaginare il clan dei Piromalli.

Santo Giovanni Caridi e il commercialista Carmelo Gattuso, entrambi arrestati, erano in concorso tra loro, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione. Caridi attribuiva fittiziamente al Gattuso la titolarità del 50 per cento della quota societaria della Tesi costruzioni srl, essendone in realtà Caridi Santo il reale titolare, allo scopo di agevolare la cosca mafiosa Borghetto-Caridi-Zindato di appartenenza del Caridi. Per il gip, Gattuso è il prestanome, per conto di Caridi, nell’ambito delle società attive nel territorio aquilano.

Stefano Biasini, comproprietario della Tesi costruzioni srl, era il «gancio» aquilano per i personaggi calabresi. Biasini si è dato un gran daffare per consentire a Caridi e al commercialista reggino Gattuso «di inserirsi nei lavori di ricostruzione a seguito del terremoto». Secondo un’informativa riportata nell’ordinanza del gip, «già nel mese di gennaio 2010 Santo Caridi iniziava a intrattenere rapporti di evidente natura lavorativa con il costruttore Stefano Biasini».

I contatti dei calabresi con L’Aquila erano continui e costanti. Tra le prime richieste che evidenziano l’interesse di Caridi sull’affare c’è anche la ricerca spasmodica di un appartamento dove poter alloggiare gli operai provenienti dalla Calabria.

Per leggere tutto l’articolo: Il Centro

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Politica dal basso

Oggi se si vuole sentir parlare di innovazione bisogna guardare all’estero. Questa mattina ho letto un articolo interessante sul Fatto Quotidiano in cui si spiegava che, in Germania, è nata una piattaforma online mediante la quale ogni membro tesserato di un partito può influire sulle sue decisioni. Il Partito Pirata tedesco infatti ha creato LiquidFeedback, la piattaforma online che consente ai suoi membri di prendere parte alle discussioni, di intervenire, di revocare la fiducia ed espellere chi crede nell’eternità della poltrona. Nei tempi in cui il rispetto del mandato elettorale è soltanto un inutile orpello, sono in atto efficaci tentativi di politica cooperativa per riportare al centro il singolo elettore.

Al di là delle numerose problematiche che comporta, sull’equilibrio tra privacy e garanzia di trasparenza, l’utilizzo di questo sistema è, senza dubbio, un’innovazione che, come viene suggerito da alcuni commenti all’articolo, deve essere adottato anche in Italia. LiquidFeedback, infatti, è stato creato affinché tutti godano degli stessi diritti e fornisce una reale possibilità di controllo sui delegati, cosa che, nel nostro paese, non è ancora possibile.

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Sfuggire alla gerontocrazia

Tra la telenovela di Avetrana, il caso Ruby e il bunga bunga qui si corre il risco di perdere di vista le cose serie. Non possiamo permettere che queste “armi di distrazione di massa” distolgano la nostra attenzione dalle vere problematiche di questo paese!

Come ad esempio la gerontocrazia. Così la chiama un giornale olandese che in un articolo scrive:

La gioventù senza lavoro italiana vuole sfuggire alla ‘gerontocrazia’

Articolo di Società cultura e religione, pubblicato giovedì 14 ottobre 2010 in Olanda.

[Volkskrant Banen]

I giornali italiani, i blog e i social network abbondano di frustrazioni che i giovani italiani incontrano nel cercare uno stage o un lavoro decente nel proprio Paese.


Durante un recente incontro con i giovani del partito, Silvio Berlusconi ha dato loro il consiglio di cuore di non essere ossessionati dal lavoro fisso e soprattutto di guardare oltre i confini italiani. E’ stata una raccomandazione degna di nota del premier 74enne. Soprattutto proprio ora che sempre più italiani sembra stiano suonando l’allarme per la massa di giovani istruiti che lascia l’Italia e fugge all’estero in cerca di un futuro migliore.

I giornali italiani, i blog e i social network sono pieni delle frustrazioni che i giovani italiani incontrano nel cercare uno stage o un lavoro decente nel proprio Paese. Quasi il 30% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavoro. Quelli che riescono a trovare lavoro, devono farlo con rapporti di servizio temporanei e spesso sottopagati. E che dire degli italiani tra i 30 e i 34 anni? Quasi un terzo vive – spesso spinto dal bisogno – ancora dai genitori, tre volte di più che all’inizio degli anni ‘80.

La gerontocrazia

Perché? Perché in misura crescente i giovani sono diventati vittime di ciò che gli italiani chiamano ‘gerontocrazia’, l’amministrazione dei vecchi. Dal punto di vista politico ed economico tutto sembra essere messo esclusivamente al servizio degli italiani anziani, mentre l’Italia spende relativamente poco per abitazioni, disoccupazione e asili, che sono di interesse cruciale per i giovani italiani che vogliono iniziare una carriera.

In Italia – la settima economia del mondo e la quarta in Europa –  per i giovani italiani gioca oltrettutto un fattore che complica ulteriormente le cose: le famiglie d’appartenenza e le conoscenze sono più importanti per le possibilità di carriera che le capacità personali. La conseguenza: l’Italia “tradisce” le future generazioni, scrivono per esempio Tito Boeri e Vincenzo Galasso nel loro libro ‘Contro i giovani’.

Il manifesto

Si tratta della stessa lamentela che si legge in un manifesto di lotta che da qualche tempo fa furore su internet. Nel cosiddetto ‘Manifesto degli espatriati’ i giovani italiani chiamano alla raccolta di firme per ‘porre fine alla gerontocrazia che tiene l’Italia nella sua morsa’. In modo che i giovani italiani non siano più costretti ad abbandonare ‘la loro amata terra’.

Che spesso non sia una passeggiata, si può chiaramente dedurre dall’esperienza dei giovani italiani che la giornalista Claudia Cucchiarato ha raccolto nel suo libro ‘Vivo altrove’. Si tratta di storie degne di nota a proposito di emigranti italiani giovani e spaesati, come un insegnante italiana che si guadagna da vivere come cantante a Barcellona, un avvocato che vive a L’Aia, o un veterinario che ha iniziato a lavorare come cameriere a Londra.

La nostalgia di casa

Ma forse l’osservazione migliore sulla tendenza del giovane italiano verso ‘l’Italia’ è quella del 34enne Giovanni Chirichella, un manager nelle risorse umane di Milano che attualmente lavora in Texas a Houston: ‘il tuo DNA, tu stesso, quello che respiri, tutto ciò che mangi è legato alla città dove sei nato. Molti italiani in tutto il mondo in realtà soffrono di nostalgia per il resto della loro vita’, dice Chirichella nella rivista americana Time, che questa settimana dedica un ampio speciale all’esodo dei giovani italiani.

Qualcuno prova dopo una breve e buona carriera all’estero a fare comunque ritorno in Italia. Ma il successo deve essere minimo, questo e’ quanto si ricava dalle interviste nel Time, ma soprattutto dal blog ‘Giovani talenti’, del 34enne Sergio Nava, che riserva attenzione ai suoi compagni di generazione ‘in fuga’, sul canale italiano Radio 24.

Basta con questo vecchiume!

Fonte: Italia dall’estero

Articolo originale: Volkskrant Banen

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Marco Travaglio : "Il miracolo NO!" – Annozero 28/10/2010

Travaglio racconta le ecoballe di Bertolaso e Berlusconi sulla munnezza di Napoli ad Annozero

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L'Aquila dimenticata: video reportage

Ruben H. Oliva, giornalista del Corriere della Sera, ha realizzato un video reportage sull’attuale situazione aquilana. Dal 25 al 29 Ottobre, tutti i giorni, verranno pubblicate le diverse puntate sul sito Corriere.it

Per far capire agli italiani che le promesse del Governo erano solo belle parole dette in un momento di crisi solo con lo scopo di fare propaganda, per dare voce ai timori dei terremotati che si interrogano sul loro futuro nel caso la ricostruzione non dovesse ripartire, per far capire cosa è stato veramente fatto dal 6 Aprile 2009 a oggi, per raccontare il silenzio innaturale che ti accompagna quando passeggi per le vie di uno dei centri storici più belli d’Italia, per non dimenticare

Prima Puntata


Per vedere le altre puntate vai sul sito Corriere.it

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Corruzione: Italia al 67esimo posto

Viene da Berlino la notizia che l’Italia si è classificata – con ben 3,9 punti su 10 – al 67esimo posto nella classifica di Transparency International sulla corruzione percepita nel settore pubblico. Al primo posto, a pari merito, troviamo: Danimarca, Singapore e Nuova Zelanda. Seguono gli altri paesi europei: la Germania è 15esima, il Regno Unito 20esimo, la Francia 25esima e la Spagna 30esima. Il Belpaese, insieme a Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Madagascar, Niger e Stati Uniti, è l’unico ad aver perso posizioni rispetto al 2009 (63esimo posto). Secondo l’organizzazione, il dato non sorprende.

Il Corruption Perceptions Index (CPI) è considerato la misura più credibile al mondo per misurare la corruzione nel settore pubblico: rileva la “percezione della corruzione” che manager, imprenditori, uomini d’affari e analisti politici si fanno di un determinato Paese soprattutto sulla base di notizie dei media.

Nel 2004 l’Italia si trovava al 42esimo posto, in compagnia dell’Ungheria, con un punteggio di 4,8 su 10. Nel 2005 era risalita fino al 40esimo posto, con un punteggio di 5,0, a metà del range. L’Italia era rimasta praticamente ferma, nel 2006, al 45eismo posto ma con una differenza di 0,1 sull’anno precedente. Il 2007 aveva segnato una risalita fino al 5,2 e la 42esima posizione, insieme alla Repubblica Ceca. Il 2008 aveva fatto segnare un calo consistente: fuori dalla top 50 al 55 posto, l’Italia aveva perso 0,4 punti dell’indice, finendo a 4,8. Nel 2009, un’altra emorragia di posizioni e punteggio: meno 0,5 e meno 13 posizioni: con 4,3 l’Italia è arrivata al 63esimo posto, in compagnia dell’Arabia Saudita, sotto a Namibia, Samoa, Slovacchia, Cuba e Turchia. Ed è scesa ancora più in basso nel 2010: siamo al 67esimo posto, con 3,9 punti, fra Ruanda (sopra) e Georgia (sotto).

Fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=146712

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Altro che discariche, altro che inceneritori…

Altro che discariche, altro che inceneritori, questa è la soluzione. Niente più immondizia, niente inquinamento, niente più malattie causate dai fumi nocivi dei termovalorizzatori, niente più roghi. Coloro che dicono che rifiuti zero è un traguardo irragiungibile mentono sapendo di mentire. Questo è il futuro.

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